I momenti prima dell’incidente

Nell’inchiesta relativa all’incidente di Mestre, gli inquirenti stanno esaminando tre possibili scenari per comprendere le circostanze che hanno portato alla caduta del pullman dal cavalcavia. Questi includono un possibile malfunzionamento meccanico del veicolo elettrico Yutong E12, un’eventuale indisposizione del conducente, Alberto Rizzotto, o una sua momentanea distrazione. Le registrazioni delle telecamere di sicurezza hanno catturato la sequenza degli eventi, ma non sono state in grado di chiarire appieno le ragioni dell’accaduto. L’incidente sembra essere stato preceduto da una manovra irregolare in cui il pullman ha colpito il guardrail prima di precipitare. Nonostante sembri aver retto inizialmente, una parte di esso risultava mancante è paragonato a una ringhiera. L’assessore ai trasporti di Venezia, Boraso, ha tuttavia respinto questa affermazione.

Foto dal web

Gli investigatori escludono che l’incendio abbia avuto un ruolo nell’accadimento, poiché le fiamme si sono sviluppate solo dopo la caduta dell’autobus, avvenuta alle 19:38 da un’altezza di circa dieci metri. Nessuno ha riportato di aver udito un urto a sinistra prima dell’incidente. Il conducente del pullman affiancante, secondo i video disponibili, non presenta segni di collisione sulla sua carrozzeria ed è stato uno dei primi a prestare soccorso, utilizzando un estintore a bordo. L’ipotesi più probabile al momento sembra essere il malore dell’autista come spiegazione dell’accaduto, poiché non sono presenti segni di frenata sull’asfalto. Per determinare se un malore abbia contribuito, si attendono i risultati dell’autopsia su Rizzotto che è stata effettuata ieri e le analisi sulle scatole nere.

In ogni caso non ci sono prove di un suo coinvolgimento volontario nell’incidente. L’azienda La Linea forniva autobus al campeggio “Hu” di Marghera, noleggiati dalla Martini Bus srl, dove Rizzotto lavorava. Il CEO di La Linea ha indicato un guardrail datato e danneggiato come possibile causa dell’incidente.

Il Corriere della Sera ha confermato oggi che il guardrail non è a norma. L’ingegnere Alfredo Principio Mortellaro, ex direttore dell’Agenzia nazionale per la sicurezza delle infrastrutture stradali e autostradali, nonché presidente della Commissione ministeriale che ha indagato sul disastro del Morandi, ha affermato che il guardrail a forma di doppia onda è ormai obsoleto e non supera i 70 centimetri di altezza. Questa situazione mette a rischio la sicurezza, specialmente considerando il traffico di mezzi pesanti sul ponte. Secondo la normativa europea e italiana, il guardrail sarebbe stato da sostituire già dieci anni fa. D’altro canto, il Comune di Venezia, che è il proprietario e gestore del ponte e responsabile della sua manutenzione, afferma che non ha violato alcuna norma, anche se erano consapevoli della necessità di sostituire il guardrail. Attualmente, sono in corso lavori di manutenzione sull’intera soletta del ponte.

Il guardrail incriminato

L’assessore ai trasporti del Comune di Venezia, Renato Boraso, ha risposto alle accuse riguardanti il guardrail, sostenendo che le affermazioni lette sono inaccettabili. Ha chiarito che il bus non è caduto a causa di un buco di un metro e mezzo nel guardrail, poiché quel varco è stato previsto nel progetto originario del manufatto come un varco di sicurezza di servizio. Boraso ha sottolineato che l’autobus è caduto 50 metri dopo il varco, dopo aver strisciato sul guardrail, senza mostrare segni di frenata o contro-sterzata. Ha posto l’accento sulla difficoltà di credere che senza il “buco” il guardrail avrebbe retto a un veicolo di 13 tonnellate che stava sbandando.

Tutte le 21 vittime dell’incidente sono state identificate. Si tratta di cittadini di varie nazionalità, tra cui nove ucraini, quattro romeni, tre tedeschi, due portoghesi, un croato, un sudafricano e l’autista italiano, un trevigiano di 40 anni. Tra i 15 feriti identificati finora, ci sono cittadini ucraini, tedeschi, spagnoli, croati, francesi e altri. Al momento, dieci dei feriti si trovano in terapia intensiva.

La donna croata che ha perso la vita nella tragedia

Una delle ventuno vittime è Antonela Bakovic, una giovane donna croata incinta di sei mesi che si trovava in viaggio di nozze con il marito Marko Bakovic ricoverato in rianimazione a Merano (che non sa ancora della morte della moglie). Tra le vittime anche una bambina di un anno e mezzo e una ragazzina di 11 anni.
Le notizie sono in continua evoluzione, pertanto vi terremo aggiornati sugli sviluppi futuri attraverso i prossimi articoli.

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Luisa Fascinelli